LE ATTIVITA'
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Genova sul pentagramma in cerca di Paganini

(ANSA) - GENOVA, 23 OTT - Attergato al vecchio teatro del Falcone prossimo ceppo di case ricorda una felice unione di amantissimi cuori onde tra Carlo Goldoni veneziano e Nicoletta Connio genovese parve auspicata una pace fraterna di popoli nel presentimento dell'Italia futura''. E' l'epigrafe murata nella quale ci si imbatte percorrendo vico Sant'Antonio, dietro a via Balbi, alle spalle del Palazzo Reale. Li' vi era un tempo il Teatro del Falcone (tuttora esistente ma adibito a magazzini o laboratorio), primo teatro genovese e uno dei primi palcoscenici pubblici in Italia, la cui attivita' e' documentata a partire dalla meta' del Seicento. Il Falcone e' il simbolo di una Genova musicale nascosta che si e' perduta nei secoli e che faticosamente si sta ritrovando. Della folta rappresentanza di teatri ottocenteschi non vi e' praticamente piu' nulla. E' tornato in auge il Modena a Sampierdarena, ma sono scomparsi i vecchi Paganini, Politeama Genovese, Politeama Margherita, lo stesso Carlo Felice dieci anni fa rifatto in stile postmoderno, semplicemente preservando il pronao su piazza De Ferrari a testimonianza della eleganza che vantava il vecchio teatro del Barabino. Nel centro storico invano si cercherebbero tracce della casa di Paganini, distrutta quando le ruspe entrarono nel quartiere di via Madre di Dio. Una traccia del grande violinista, l'atto battesimale, e' pero' visibile nella Chiesa di San Donato, che recentemente si e' aperta con frequenza a eventi musicali. Poco lontano ha la sua casa Giuseppe Gaccetta, 88 anni, l'ultimo erede diretto della scuola paganiniana. Gaccetta e' stato infatti allievo di Sfilio, a sua volta discepolo di Camillo Sivori, unico ad aver beneficiato personalmente della lezione di Paganini che lo trattava con affetto. La storia di Gaccetta ha dell'incredibile. A 27 anni era un violinista di straordinarie capacita', come attesta una incisione dei Capricci effettuata nel 1931. Addirittura avrebbe dovuto rappresentare l'Italia in una sorta di gara ipotizzata dal suo maestro nel 1940 (anno delle celebrazioni paganiniane) in accordo con Mussolini che, come e' noto, era un violinista dilettante. Poi scoppio' la guerra, non se ne fece nulla e Gaccetta, che aveva gia' intrapreso una carriera concertistica di livello (come primo violino dell'Orchestra di Monaco nella quale aveva tra l'altro suonato con Furtwaengler e altri insigni maestri) fu costretto a smettere. Dopo il periodo bellico abbandono' definitivamente l'archetto e si mise a fare il falegname. Recentemente e' stato 'riscoperto' e ha ripreso a insegnare per divulgare il metodo del suo maestro che si ispira direttamente alla tecnica paganiniana. Gaccetta e' diventato un caso internazionale, ma non ha perso la sua tranquillita' e il suo sorriso gentile. Oggi ha una ventina di allievi cui insegna gratuitamente. ''Semplicemente - spiega - cerco di trasmettere cio' che altri mi hanno insegnato''. A poca distanza dalla sua casa, in Santa Maria di Passione, sta intanto per nascere la nuova casa della musica intitolata a Paganini. Sara' (se il progetto andra' definitivamente in porto) un complesso articolato nel quale troveranno posto spazi per esecuzioni, conferenze e una biblioteca.

 
Giuseppe Gaccetta


 
Francesco Sfilio


 
Camillo Sivori


 
Niccolò Paganini